-19 luglio 2019-

Non ricordo se da piccola avessi mai sognato o immaginato il giorno del mio matrimonio, ma so che se l’avessi fatto, l’avrei desiderato così. Mentre sto scrivendo, sono seduta al ponte 8 della nave da crociera sulla quale sto vivendo gli ultimi giorni del nostro viaggio di nozze, e guardando l’oceano, le onde che a poco a poco si allontanano dalla nave mi trovo a paragonare tutto questo alla vita, ai giorni che passano inesorabili, incontrollabili. L’unica mia certezza è che questo tempo che passa va vissuto sempre con estrema Intensità e Passione. Così stento ancora a credere che sia già passato un anno da quando Luca mi ha fatto la proposta di matrimonio: così tanto a pianificare, un anno intero, che pensavamo non sarebbe mai passato, e poi, in un battito di ciglia, è arrivato.

Ok, cambio macchina fatto, si parte! A mezzogiorno mi hanno raggiunto le mie sorelle, le damigelle e mia mamma, poi il fotografo e da li l’agitazione iniziò a crescere, un’escalation di emozioni, di risate, di occhi lucidi, di carezze che mi hanno dimostrato ancora una volta quanto io sia fortunata ad avere al mio fianco persone che realmente mi vogliono bene. Alle 14:30 era l’ora: la cerimonia religiosa si sarebbe tenuta alle 15:30 nella chiesa di Arenzano, le damigelle e la mamma partirono, mentre io aspettai mio papà che arrivasse a prendermi. Io e mio papà non siamo stati mai di molte parole, ci siamo sempre intesi con lo sguardo, e così fu anche quel giorno. Io ero nel patio con  Gabri, il fotografo, e lui arrivò: ci guardammo. Non mi disse nulla, mi guardò e basta, ma nel suo sguardo io capii tutto. “Andiamo!”

In quella semplice parola era racchiuso tutto l’amore che un padre potrebbe mai provare per la propria figlia. Non mi serviva altro.

La sera prima del matrimonio sono tornata a dormire a casa di mia mamma – come ogni tradizione va rispettata! – con le mie sorelle, le mie compagne di viaggio, le mie migliori amiche, il tesoro più prezioso che si possa avere. Quella sera eravamo insieme, a guardare Streghe, il nostro telefilm preferito, che ci ha avvicinato ancora di più, pop corn, patatine e un morbido cuscino dietro la testa che non guasta mai! Così la notte passò: si dice che la notte prima delle nozze la sposa non riesca a dormire per la troppa emozione: ecco, a me questa cosa non è successa, non perché non fossi emozionata, ma perché sapevo di andare incontro al mio destino, un destino che avevo voluto profondamente, per cui avevo combattuto e per il quale non vedevo l’ora di legarmi per sempre.

La giornata è iniziata in modo inusuale: sarei partita da sola verso Celle Ligure per andare ad allestire la macchina di mio papà, la macchina che quel giorno sarebbe diventata “la macchina degli Sposi”. Convintissima di quella che sarebbe divenuta a breve una nuova realtà, mi dirigo a prendere l’auto per poi partire – Luca si era raccomandato di filmare il mio arrivo a casa di papà, ma ancora non capivo perché – e li, appeso sul balcone leggo un cartellone che riportava queste parole:

“A te che sei… semplicemente sei…” Una dedica che Luca mi ha sempre rivolto nei nostri momenti più intensi. Un colpo al cuore, una gioia infinita, la consapevolezza che anche se non era presente fisicamente, era presente, lui c’era, anche quella mattina.