-13 Novembre 2018-

Uno dei viaggi più significativi e importanti della mia vita: Dubai. Arrivato per lettera…una lettera molto importante, scritta dal mio Luca, su cui si poteva leggere a chiare lettere l’imminente partenza per uno dei luoghi, per me, più affascinanti e misteriosi: gli Emirati Arabi. Era il giorno della mia laurea quando ricevetti quella notizia, e di li a poche settimane saremmo volati dall’altra parte del mondo: così, come i bambini che aspettano il Natale, io contavo i giorni che ci separavano da quel meraviglioso viaggio. Come un bravo scout, prima della partenza mi sono dedicata a mettere su carta un planningsui posti da visitare, i ristoranti, le attrazioni sia a Dubai, sia ad Abu Dhabi.

L’hotel Sofitel,presso il quale abbiamo alloggiato, si trova a Palm Jumeirah, a pochi passi da uno degli hotel più esclusivi di Dubai: l’Atlantis. Per noi questo era il primo verso Oriente, molte erano le domande che mi facevo riguardanti lo stile di vita e le abitudini della gente del posto, ma quello che mi lasciava piacevolmente sconvolta era la gentilezza, la cura nei dettagli e l’eleganza delle persone. Ogni mattina raggiungevamo la città in taxi –veramente economici rispetto a quello che siamo abituati- e poi giravamo a piedi: era quasi surreale essere li, in una metropoli costruita in pochi anni, ma che è riuscita a diventare in poco più di un decennio un fulcro per affari, vacanze, lusso e tecnologia. Era strano pensare che di li a pochi chilometri si estendessero terreni sconfinati di sabbia e null’altro.

Tappa obbligatoria era il Burj Khalifa: uno dei grattacieli più famosi al mondo, alto 829,80 metri e uno dei simboli che caratterizzano la città. -Ma adesso tenetevi forte perché quando mi è stata data questa notizia non ci volevo credere: è stato costruito in cinque anni-. Questo dato mi è rimasto impresso ancora oggi nella mente. Che limiti può avere la determinazione dell’uomo? Quali ostacoli può superare? Cosa lo può fermare? Realizzando tra me e me ho capito che l’unico ostacolo che ha l’uomo davanti a sé, è sé stesso. Se si ha un sogno, nessuno ha la forza di distruggerlo, se non noi stessi e la paura di non riuscire a farcela. Mentre ammiravo dall’ultimo piano lo spettacolo delle fontane che “danzavano” a tempo di musica, questi erano i miei pensieri.

Il giorno successivo ci siamo spostati ad Abu Dhabi, per andare a visitare quella che viene definita come la moschea più bella al mondo: la Moschea di Sheikh Zayed. Aperta al pubblico ad orari prestabiliti, quest’esperienza è stata coinvolgente e riflessiva. L’ingresso alla moschea può avvenire solamente in seguito alla vestizione con l’abaya e un velo nero, (noleggiati all’ingresso). Inoltre, non è consentito l’uso di calzature, perciò –situazione che ho trovato particolare e divertente- abbiamo visitato gli interni egli esterni della moschea a piedi nudi (o con le calze). Diversamente da quello che ci si potrebbe spettare, alla fine della visita le mie calze erano pulite come appena tirate fuori dal comò –altro pensiero piacevolmente sconvolgente- La magia attorno a quel luogo sacro era palpabile, l’atmosfera di quei momenti indescrivibile: i raggi solari che al tramonto baciavano il marmo bianco del monumento regalano delle sfumature di colore che forse solo nei quadri si può ammirare tanta meraviglia… Tanti luoghi visitati, tante culture intrecciate, eppure ogni posto in cui vado riesce sempre a regalarmi emozioni mai provate, uniche e irripetibili, e girandomi verso di loro quando mi dirigo in aeroporto per tornare a casa sento sempre un po’ di malinconia.